mercoledì 3 giugno 2009

LA VITA E' IL PIU' BEL ROMANZO MAI SCRITTO.


E' un piccolo romanzetto, di un autore che non ha sete di fama e grosse ambizioni di successo. Ma capace di una scrittura godibilissima. Ve ne riporto uno stralcio....

" Allora, l'hai rivista? Com'era? Immagino che l'hai aspettata tanto...Impaziente come sei. Poi, tu non sei uno che ha dovuto esercitare la virtù dell'attesa e credo che sia proprio questo a scaldare il tuo cuore così tanto.."

" Si, l'ho rivista, più bella del solito, pronto per una nuova attesa, sempre diversa...attesa di lei. E ad ogni suo passo che la portava nella stanza, il mio cuore entrava in festa..."

"Ehi, vacci piano...ma non credi di dover ripoggiare i piedi giù per terra? Non voglio deprimere il tuo entusiasmo e i tuoi slanci di passione, ma...è una donna che ti ha già detto che non vuole darsi a te. E certe donne non sono come le altre. Certe donne quando ti parlano, si capisce subito che sanno quello che vogliono. E una donna che sa quello che vuole è uno scoglio troppo alto per buttarsi giù..."

"Ma tu non capisci..."

"Ma si che capisco!!!...Sei tu che sei accecato da questa passione e dipingi la realtà secondo il colore che è in tinta con il tuo desiderio..."

" Accidenti...proprio non capisci..Ma tu le donne le conosci?"

" Le conosco, certo che si! E' solo che non ho la presunzione che tutte debbano prima o poi cadere ai miei piedi."

" Vedi...continui a non capire... Ti aprirò il mio cuore allora, perchè mi fido di te. E' vero, amico mio, ma più che presunzione la mia è una speranza che non vuole morire, che lei un giorno mi dica di si. E'vero...io fino ad ora le ho offerto innumerevoli fiori, che lei non ha voluto cogliere. Fiori di diversi colori, con diverse sfumature, di diversa grandezza.. Non hai mai deciso di raccoglierne uno, nonostante essi non abbiano mai deciso di nascere. Agli occhi del mondo sono un vinto, uno che non ha più nulla da attendere, a cui la chiarezza e la franchezza hanno tagliato le ali già qualche giorno fa. Eppure io sento che vinco.."

"Nutro una profonda tenerezza e un profondo rispetto per i tuoi sentimenti...Vorrei proteggerti dalla tua stessa passione..."

" Sento che vinco...io vinco!! Tutte le volte in cui le mi sorride, io già vinco. Ogni suo sorriso accennato è la mia vittoria che assaporo lentamente e di cui ho sempre più fame. I suoi sorrisi , accennati, dimessi, che non concedono per non indurre qualcun altro a sperare chissà che... Quei sorrisi sottili che riempiono di dolcezza il suo viso, che mostrano un coinvolgimento..Quei sorrisi mi rendono già vincitore. Quei denti che strizzano con violenza le sue labbra..Quel suo movimento del capo che accenna ad un no, quei suoi occhi che si stringono perchè toccati dai miei. Io già ho vinto, amico mio. La certezza che anche una sola volta, anche una sola, vestendosi la mattina, lei avrà pensato anche un solo istante a quale abito indossare, materializzando nella sua immaginazione la mia presenza dentro la stanza... Magari avrà pensato che un'anonima tuta avrebbe depresso il mio desiderio, o magari volutamente l'ha indossata per mettermi alla prova, per farsi vedere tutta intera, per testare la mia dedizione, libera da ogni mia affascinante immaginazione. Questa è già la mia vittoria. La mia vittoria amico mio? Il fatto che lei mi evita e me lo dice pure. Se non sfiori l'animo di qualcuno non sarai mai destinatario di un rifiuto, ricordalo sempre...."

"Tu sei pazzo...!!!"

"Pazzo di un amore che nasce.. e mi basta impazzire così adesso. Già vinco tutte le volte in cui so che smuovo una leggera agitazione dentro la sua persona e il suo animo quando mi avvicino a lei..Sai, una donna anche se non dice nemmeno una parola ti parla con suoi gesti..mentre si aggiusta nervosamente i capelli, quando nasconde le sue mani per paura che non siano belle quanto tu ti aspetti proprio da lei, quando arriccia la sua fronte in cerca di un'espressione che appaia il meno espressivo possibile...Queste sono le mie vittorie. I suoi piccoli sussulti, il suo dolce balbettare, il suo essere notoriamente stupita per una caparbietà gradita. La mia vittoria è già qui: in questo no che non è un no, ma che dice soltanto: in fondo desidero che tu non smetta. L'abilità delle volte fa fare giochi sporchi, altre volte cattura i cuori... Se mi avesse detto di si avrei già perso. Sai perchè, amico mio ? Perchè non avrei avuto il suo travaglio. Non avrei avuto il suo imbarazzo, nè la sua difficoltà a gestire la circostanza. La mia vittoria è il suo intento di evitarmi, misto al desiderio che lo sto suscitando adesso. La mia vittoria? Il suo pensiero, che anche una sola volta in un giorno mi raggiunge. E il suo stupore, misto ad un sorriso privato e non violato, per il fatto di avermi pensato, per il fatto che sono riuscito a rubare un solo istante a se stessa.Le donne sono fatte per essere amate, non per essere comprese..E io forse ho già compreso fin troppo. Adesso non voglio più farlo, voglio agire come se nulla fosse stato dato da capire, al mio intelletto, alla mia ragione. Voglio che lei mi veda pronto a morire. Pronto ad incassare. La mia vittoria sarà che lei veda la mia sconfitta.

Amico mio, una donna vuole sentirsi donna, vuole essere considerata come l'unica per cui faresti certe pazzie, e queste pazzie le attende. La mia vittoria è che se sparissi, so che le mancherei, so che si chiederebbe "ha già smesso?" Una donna vuole avere davanti qualcuno deciso ad amarla. E vuole qualcuno da accudire, perchè il suo ruolo di madre e di protettrice è connaturato a lei....Vuole tutto. Esattamente quello che voglio darle io...Un colpetto delle sue dita sul tamburo del mio cuore, incendia tutti i suoni e dà inizio ad una nuova armonia, ogni giorno diversa, che voglio donarle. Desidero quello che forse non potrò mai possedere: il mo cuore,come il mare, non ha limiti e il mio cuore è profondo come il mare:più glielo concedo più sento di possederla. La spavalderia nell'amarla è la cosa più grande che posso darle: è la cosa che più grandemente è pronta a ricevere.

Cercherei in ogni angolo del mondo le cose più belle da offrirle, non le ho trovate e non so dove poterle trovare; ho capito che nulla vale come il suo amore e niente vorrei in cambio di un

suo sorriso, di un suo bacio, di un suo pensiero. Potrebbe chiedermi quello che vuole: le darei tutto solo per dimostrarle che non sono alla sua altezza. Qualcuno diceva che l'amore vuole pegni sempre nuovi: crede di non avere ottenuto niente finchè c'è qualcosa da ottenere. E io so che questo qualcosa esiste, non sarà una pienezza, forse di questo, mio caro amico, me ne dovrò fare una ragione, ma sarà di più di quello che ora c'è. Nascerà si svilupperà, qualcosa cambierà. E tra qualche giorno dirò: oggi è molto più di tanti giorni fa in cui per la prima volta le ho donato il mio cuore. E guarderò con orgoglio al lavorio del mio animo e della mia volontà, della mia caparbiertà e della mia abilità finissima..dicendomi, malinconico ed eccitato, che qualcosa si è mosso.

Ho posseduto molto, e la desidero così tanto perchè è la donna per cui potrei sperimentare che senza di lei nulla ho posseduto, nulla è per me e . Talvolta non capisco come mai un altro possa, e osi aver diritto di amarla, mentre io solo l'amo così profondamente, così totalmente, e nulla conosco, né so, né posseggo, all'infuori di lei."

" Smettila di correrle dietro, finirai con il dovere scappare da lei per il troppo male.."

"Non vince l'uomo che corre dietro, né quello che scappa. Vince quello che aspetta. Ed io sto già vincendo."

c.

venerdì 29 maggio 2009



...Attimi, in cui la profondità di quello che provi ti tira giù e ti toglie l'aria e fai davvero molta fatica per risalire su, tra gli umani. Attimi in cui non vorresti altro che gridare ma che ti fanno avere timore pure di un bisbiglio. Attimi in cui vorresti sfidare la morte, altri in cui hai coscienza che se morire ti risulta assurdo forse c'è qualcuno che ha deciso di salvarti. Attimi in cui vorresti che nessun altro veda quello che tu vedi e che vorresti fosse solo il tuo cuore a farti percepire. Attimi in cui percepisci di essere graziato per quello che tu solo puoi dire mentre altri non possono..Ma che se solo potessero dire, lo direbbero meglio di te. Attimi che durano solo pochi istanti o che in fondo sono la continuità dl tempo di tutta una vita. Attimi che delle volte ti rendono forte e ti inorgogliscono e che senza pietà ti radono al suolo. Attimi in cui capisci di essere fatto di un'altra pasta..motivo di vanto e di "imprecazione".....Attimi in cui vorresti solo donare le tue lacrime a chi stai amando più di te stesso, ma la tua fottuta essenza ti spinge quasi a farti odiare ed evitare. Attimi in cui vorresti dire al "mondo" che tu lo hai trovato e ce l'hai davanti e in cui lui stesso ti dice che non sarà comunque sufficiente per te. Attimi in cui odi il tuo cuore e vorresti distruggerlo perchè è uno sporco sadico, perchè va fiero del fatto che non lo tradirai mai e che non potrai alzarti una sola mattina senza che sia lui a determinare ogni tuo respiro. Attimi in cui non avresti mai voluto conoscere certi abissi, gli stessi in cui ringrazi per il fatto che provi quello che poche persone al mondo riescono a sentire e a vivere. Attimi in cui ti sembra di volere morire e forse lo desideri per stare tutto intero di fronte al sole. Attimi in cui pensi che se al cinema facessero un film che parli di questi travagli interiori umani, sbancherebbe il botteghino. E ti chiedi perchè nessuno lo faccia mai, piuttosto che parlare dell'amore in modo banale, in modo pacificante, in un modo che ti lascia dormire la notte, che ti permette di vivere, comunque vada, tutto il resto della realtà. Poi penso che questo film stupendo lo danno dentro di me ogni maledetto istante e che guardo le stesse scene senza mai stufarmi, addentrandomi dentro di esse con l'entusiasmo e il tremore di chi non le hai mai viste...ogni giorno, ogni giorno, la stessa pellicola che è la tua ragione, in cui implori che ci sia un'interruzione per prendere aria, perchè a volte ti manca. La pellicola che sai che domani andrai a rivedere perchè non puoi vivere senza. La pellicola che non avresti mai voluto vedere perchè sapevi che, una volta vista, non avresti potuto guardare altro.
Cos'è morire? Smettere di respirare? Se l'aria continua ad uscire fuori e le tue funzioni vitali sono perfettamente funzionanti, come si può morire?
Attimi in cui quello che desideri può arrivare ad ucciderti. Attimi in cui anche un caldo abbraccio deve rivelarsi la più grande distanza mai vista. Attimi in cui due occhi, più altri due, non fanno 4. Attimi in cui la finezza e l'adorazione devono alzare immediatamente il ponte levatoio perchè arriva, cavlcando a velocità, tutto il resto di te. Attimi in cui ogni vocabolario si sentirebbe umiliato per la sua pochezza. Attimi in cui una parola è un mondo, uno sguardo un universo, di cui nessuno percepirà mai la vera consistenza. Attimi in cui sai che la presenza colmerebbe tanto...la stessa presenza che ti prosciuga e che ti condanna ad un vuoto perenne mai colmato. Attimi in cui le distanze sono tutte relative, in cui il tempo e lo spazio sembrano viaggiare in modo diverso solo per te, in cui senti di poter fare tutto perchè nulla sarebbe più potente del tuo motore. Attimi in cui nulla ti sembra impossibile, ma non per la tua mania di grandezza quanto perchè davanti a certe cose non credi che il tuo animo concepisca più la categoria dell'impossibilità. Attimi in cui un libro per ragazzi è un volume in lingua straniera di una argomento che non hai mai conosciuto. Attimi fatti di "non è così, ma...è così." .....
Attimi che vorresti durassero una vita, per morire immediatamente. Ma in cui sai che, donando la tua morte, condanneresti a morte anche l'altro.
c.

mercoledì 20 maggio 2009

Povero Santo Ambrogio


Mentre il cardinale Tettamanzi va in tele-vetrina da Fazio a promuovere la sua enciclica sociale ambrosiana, la chiesa milanese sfoggia con orgoglio la sua grande offensiva modernista e buonista...


CARLO MARIA MARTINI : "Non so se sono sveglio o sto sognando. So che mi trovo completamente al buio, mentre un lento sciabordio mi fa pensare che sono su una barca che scivola via sull’acqua. Cerco a tastoni di stabilire meglio il luogo in cui mi trovo emi accorgo che vicino ame vi è un albero, forse l’albero maestro dell’imbarcazione. A poco a poco mi avvicino così da potermi aggrappare a esso con le mani, per avere un po’ di sicurezza e di stabilità nei sempre più frequenti moti della barca sulle onde. In questo tentativo incontro qualcosa che mi sembra come una mano d’uomo. Forse è un altro passeggero che sta cercando anche lui di appoggiarsi all’albero maestro. Non so chi sia, come non so io stesso come mi sia trovato su questa barca. Ma il tocco di quella mano mi dà fiducia: mi spingo avanti così da poterla stringere ed esprimere la mia solidarietà con qualcuno in quell’oscurità che mette i brividi. Vorrei anche tentare di dire qualcosa, pur non sapendo se il mio compagno di barca capisce l’italiano.
Ma nel frattempo lui inizia a farmi qualche breve domanda, a cui sono lieto di rispondere. Si tratta di una persona che non conoscevo, ma di cui avevo sentito parlare. Mi colpiva il suo interesse per me in quel momento difficile, in cui ciascuno avrebbe voglia di pensare solo a se stesso. Dialogando così nella notte fonda, in quel momento di incertezza e anche di pericolo si videro a poco a poco spuntare le prime luci dell’alba. Riconobbi il luogo in cui mi trovavo: eravamo noi due soli in barca. E usando alcuni remi che trovammo in fondo a essa, ci mettemmo a remare verso la riva, fermandoci ogni tanto per assaporare la tranquillità del lago. Ci siamo detti molte cose in quelle ore. È venuto chiaramente alla luce durante la conversazione che eravamo tanto diversi l’uno dall’altro. Ma ci rispettavamo come persone e ci amavamo come figli di Dio. Anche il fatto di trovarci sulla stessa barca ci permetteva di comprenderci e di accoglierci, così come eravamo. Tra le prime cose che ci siamo detti c’è naturalmente un poco di autopresentazione. Così ho appreso che il mio interlocutore aveva nientemeno che ottantanove anni, mentre io ne avevo ottantadue. Don Luigi Verzé (tale appresi poi essere il nome di colui che viaggiava con me) presentava la sua vita come quella di uno che aveva vissuto sessantuno anni di sacerdozio. (...)"

LUIGI MARIA VERZE': "Quanto è cambiata ora la valutazione etica ecclesiastica, rispetto a quella imposta ai tempi della mia infanzia. D’altra parte, poiché la moralità è imperativo categorico, la gente si fa una propria etica laica e la Chiesa resta con un’etica cristiana incongruente perché incondivisa dagli stessi devoti. Ricordo, per esempio, che nella mia visita alle favelas del Brasile frequentemente mi incontravo con povere donne senza marito con un bimbo in seno, un altro in braccio e una sfilza di altri che le seguivano, tutti prodotti di diversi mariti. Era giocoforza concludere che la pillola anticoncezionale andava consigliata e fornita. Il Brasile, totalmente cattolico fino agli anni Ottanta, ora è disseminato di chiese e chiesuole semicristiane, organizzate però sui bisogni anche spiccioli della gente. La Chiesa cattolica è troppo lontana dalla realtà, e le fiumane di gente, quando arriva il Papa, hanno più o meno il valore delle carnevalate e delle feste per la dea Iemanjà, l’antica Venere cui tutti, compreso il prefetto cristiano, gettano tributi floreali. La Chiesa, più che vivere, sopravvive sulle ossa degli eroici primi missionari. E poiché siamo in tema di morale pratica, che cosa dice, Eminente Padre, della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati? Io penso che anche ai sacerdoti dovrebbe essere presto tolto l’obbligo del celibato, poiché temo che per molti il celibato sia una finzione. E non sarebbe più vantaggioso che la consacrazione dei vescovi avvenisse su acclamazione del popolo di Dio, oggi così estraneo ai fatti della Chiesa? Forse non si è ancora maturi per tutto questo, ma Lei non crede che siano temi ai quali si dovrebbe pensare pregando lo Spirito?"
CARLO MARIA MARTINI: "
Oggi ci sono non poche prescrizioni e norme che non sempre vengono capite dal semplice fedele. Per questo, la Chiesa appare un po’ troppo lontana dalla realtà. Purtroppo sono d’accordo che le fiumane di gente che vanno a manifestazioni religiose non sempre le vivono con profondità. Occorre prepararle, e occorre dopo dare un seguito di riflessione nell’ambito della parrocchia o del gruppo. Non credo, però, che si possa dire che in Paesi come il Brasile, la Chiesa non vive ma sopravvive soltanto sulle ossa dei primi eroici missionari. La Chiesa vive là anche su gente semplice, umile, che fa il proprio dovere, che ama, che sa comprendere e perdonare. È questa la ricchezza delle nostre comunità. Tanti laici di queste nazioni e anche tanti laici vicino a noi sono seri e impegnati. Lei mi chiede che cosa penso della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati. Io mi so no rallegrato per la bontà con cui il Santo Padre ha tolto la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Penso, però, con tanti altri, che ci sono moltissime persone nella Chiesa che soffrono perché si sentono emarginate e che bisognerebbe pensare anche a loro. E mi riferisco, in particolare, ai divorziati risposati. Non a tutti, perché non dobbiamo favorire la leggerezza e la superficialità, ma promuovere la fedeltà e la perseveranza.
Ma vi sono alcuni che oggi sono in stato irreversibile e incolpevole. Hanno magari assunto dei nuovi doveri verso i figli avuti dal secondo matrimonio, mentre non c’è nessun motivo per tornare indietro; anzi, non si troverebbe saggio questo comportamento. Ritengo che la Chiesa debba trovare soluzioni per queste persone. Ho detto spesso, e ripeto ai preti, che essi sono formati per costruire l’uomo nuovo secondo il Vangelo. Ma in realtà debbono poi occuparsi anche di mettere a posto ossa rotte e di salvare i naufraghi. Sono contento che la Chiesa mostri in alcuni casi benevolenza e mitezza, ma ritengo che dovrebbe averla verso tutte le persone che veramente la meritano. Sono, però, problemi che non può risolvere un semplice sacerdote e neppure un vescovo. Bisogna che tutta la Chiesa si metta a riflettere su questi casi e, guidata dal Papa, trovi una via di uscita. Dopo di ciò Lei affronta un problema molto importante, dicendo che ai sacerdoti andrebbe tolto l’obbligo del celibato. È una questione delicatissima. Io credo che il celibato sia un grande valore, che rimarrà sempre nella Chiesa: è un grande segno evangelico. Non per questo è necessario imporlo a tutti, e già nelle chiese orientali cattoliche non viene chiesto a tutti i sacerdoti. Vedo che alcuni vescovi propongono di dare il ministero presbiterale a uomini sposati che abbiano già una certa esperienza e maturità (viri probati). Non sarebbe, però, opportuno che fossero responsabili di una parrocchia, per evitare un ulteriore accrescimento del clericalismo. Mi pare molto più opportuno fare di questi preti legati alla parrocchia come un gruppo che opera a rotazione. Si tratta in ogni caso di un problema grave.
E credo che quando la Chiesa lo affronterà avrà davanti anni davvero difficili. Non mancheranno coloro che diranno di aver accettato il celibato unicamente per arrivare al sacerdozio. D’altra parte, sono certo che ci saranno sempre molti che sceglieranno la via celibataria. Perché i giovani sono idealisti e generosi. Inoltre ci sono nel mondo alcune situazioni particolarmente difficili, in alcuni continenti in particolare. Penso però che tocchi ai vescovi di quei Paesi fare presente queste situazioni e trovarne le soluzioni. Lei si domanda anche se non sarebbe più vantaggioso che la consacrazione dei vescovi avvenisse su acclamazione del popolo di Dio. L’elezione dei vescovi è sempre stato un problema difficile nella Chiesa. Nelle situazioni antiche in cui partecipava maggiormente il popolo, si verificavano litigi e molte divisioni. Oggi forse è stata portata troppo in alto loco. Mi ricordo che un canonista cardinale intervenne in una riunione per dire che non era giusto che la Santa Sede facesse due processi per la stessa persona: uno dovrebbe essere fatto in loco e il secondo dal Nunzio. Quanto alla partecipazione della gente, vi sono alcune diocesi in Svizzera e in Germania che lo fanno, ma è difficile dire che le cose vadano senz’altro meglio. In conclusione, si tratta di una realtà molto complessa. Però l’attuale modo di eleggere i vescovi deve essere migliorato. Sono temi sui quali si dovrebbe riflettere molto, e parlare anche di più. Nei sinodi qualcosa emergeva, ma poi non veniva mai approfondito. Il problema, però, esiste e deve potersi fare una discussione pubblica a questo proposito
."

"Siamo tutti sulla stessa barca" (Editrice San Raffaele)....Dice il titolo del libro...Qualcuno ci spieghi se è quella di Pietro.
...........

Due come il cardinale Martini e don Verzé sembrano fatti apposta per incontrarsi. Speriamo solo che quando si sveglino da questo sogno, non trovino Lutero ad aspettarli con cornetto e cappuccino.

Si salvi chi può.

c.

martedì 5 maggio 2009

L'ABATJOUR DI ARCORE SI DIMETTE


"Ho dovuto farlo" - dici tu. "Finalmente" - diciamo noi.

E' davvero interessante vedere come nel bel Paese tutti si interessano di tutto. Tutti sanno di qualsiasi cosa, anche la più privata. Non esiste più la biancheria intima: i panni di casa si lavano in piazza. Ed è davvero buffo che se ne discuta per giorni e giorni con la fame avida di particolari sempre più intimi e personali.

Per gli affamati del grasso che cola il piatto è servito.

È la seconda volta che la signora Lario consegna i propri sfoghi di sposa insoddisfatta (e capricciosa) a mezzi di comunicazione; e sia nel primo caso sia nel secondo (sempre a ridosso delle elezioni....) mi sono domandata cosa l’abbia spinta a rivolgersi ai giornalisti anziché agli avvocati, sicuramente più idonei a dirimere contenziosi coniugali.

Lascio la risposta agli sciacalli che stanno allegramente speculando e sputtanando.

Io mi limito a sentire un profondo disgusto.

E sono felice di percepire ancora la profonda differenza che corre tra una donna e un'anonima controfigura. Tra una first lady e un'opaca accompagnatrice. Tra un paio di palle e una mezza sega. Tra l'orgoglio che cammina a testa alta e l'opportunismo che striscia basso.

Evviva la dignità.

c.

lunedì 27 aprile 2009

La lontananza spegne solo i fuochi piccoli


Rieccoci.....

Si riprende a scrivere.Incoraggiata da tutti quelli che leggono questo blog e che si sono chiesti dove fossi finita ed ispirata da ciò che di bello la realtà fa accadere.

Credo che una delle più belle esperienze che un essere umano possa sperimentare è sentire, con chiarezza, che tutto ciò che "non va" di te, possa essere redento. La redenzione è un cammino lungo, che richiede pazienza, dove si bolle, si sanguina...Ti guardi dentro e ti chiedi se certe "pietre miliari" della tua essenza potranno mai essere frantumate...Ti guardi dentro e ti chiedi se i tuoi occhi saranno un giorno capaci di guardare tutto nel modo che da sempre sogni. Ti guardi dentro e ti chiedi se le tue mani riusciranno un giorno a fare una carezza del tutto gratuita nel viso di una persona che ami. Ti guardi dentro e ti chiedi se ciò che dai per saputo e scontato, un giorno possa stupirti con la sua imprevedibilità ed immensità. Ti guardi dentro e ti chiedi se l' infinito lo vivrai un giorno nella tua carne e non sarà solo la meta lontana ed agognata della tua inquietudine. E, ad un certo punto la smetti di guardarti dentro, alzi sù il capo e inizi a guardare qualcun altro, che dalle sue "alture" mistiche e terrene insieme, primarie e secondarie, in un equlibrio sublime e "nominato", è capace di abbracciare la tua umanità . E tutto ti sembra improvvisamente probabile ed arrivabile...anche da te. Intravedi una possibilità, incominci ad emozionarti se pensi che questo corso d'acqua che tu sei possa essere attraversato e accolto in un mare più grande di te...Non puoi che commuoverti per tutto quello che può accadere NONOSTANTE te. E hai un solo assillo.Uno."Resisterà?"- ti chiedi....E lo speri, lo desideri più di ogni altra cosa e mentre ti apri a questa speranza, quasi come fosse una preghiera, vorresti dire: " Tutto il bene di cui sono capace, seppur piccolo, io voglio donartelo. Per sempre". Quando si riceve tanto, spesso non ci si sente degni e ci si vuole sdebitare immediatamente, offrendo quello che di buono si possiede, forse anche un pò per la paura di perdere tutto. C'è una propensione naturale e potentissima di aprirsi al bene quando lo si incontra e di offrire tutto di sè a chi sai che può custodirlo e cullarlo.
Cosa c'è di più desiderabile di questo?
SONO TORNATA.
c.

sabato 20 dicembre 2008

MA L'AMORE PUO' DAVVERO DIVIDERE?
c.

domenica 30 novembre 2008

L'ATTESA


L'attesa....che parola ricca, insostenibile e accattivante al tempo stesso. Confesso di fare un pò di fatica ad accoglierla. Si può gustare l'attesa, come un piatto di cui lentamente percepisci i sapori? Quante volte in una giornata attendiamo? Si attende il tram, si attende che il caffè salga su la mattina. Si attende che chi ami che torni presto..Tutto in fondo è un'attesa in cui tutto di te sembra strappato e chiamato in causa. Non si può attendere da passivi...anche se a volte ci si vorrebbe solo addormentare fin tanto che arrivi l'evento che tanto attendiamo.
Eppure, c'è una voglia dentro di noi che, a braccetto con una sottile e sana imprudenza, ci dice che vogliamo essere presenti con tutti noi stessi in questa attesa. Un'intuizione. Che è forse in questa attesa che ci sta il premio più grande, quello che vale, perchè fatto del tuo sacrificio, del tuo lavoro, della tua amorosa pazienza. Una curva pericolosa, semibuia, dissestata, al di là della quale ci sta un paesaggio che i tuoi occhi tanto hanno cercato fino a consumarsi.
L'attesa....Quanta violenza può venir fuori in un'attesa, quanto spesso ci si rende conto amaramente di non essere fatti per questo tempo "fermo" ma gravido. Quanto spesso ci lasciamo andare a sottili accuse, a pretese di compimento verso chi non può dartele. Quanti pugni sul tavolo, quanti dentri stretti, quante gelosie verso qualcuno che sembra già vivere il premio che tu tanto stai attendendo. Stati d'animo. Alterni.Altalenanti. Che si prendono gioco di te e a cui, volutamente, solo poche volte lasci carta bianca. Pensieri. Desideri. Impeti.Tutto racchiude l'attesa. Tutto. Anche la tua voglia di (non) fare.
E' una lotta. L'attesa è un match. Un peso massimo: la tua umanità.E un debuttante pieno di grandi speranze: la vita.
Un match da prima serata. Da tutto esaurito. E quando credi che le tue gambe potrebbero non reggere il confronto e che i pugni non sempre li centri nel punto giusto, ti accorgi che c'è un pubblico che grida, che fa il tifo, che ha scommesso fino all'ultimo risparmio per questo match.
E ti accorgi che forse hai già vinto.
c.