"AMATE LA VERITA' PIU' DI VOI STESSI"...ma vale anche a Firenze?

Dalla corte di Federico II di Svevia
la prima forma di lingua nazionale.
Le origini della lingua italiana.

La lingua italiana ha le sue radici in Sicilia. Prima che il volgare fiorentino fosse consacrato idioma nazionale, promosso dall’Alighieri, l’Imperatore Federico II di Svevia, sovrano illuminato di tutto il Sud Italia, all’alba del XIII secolo promosse a Palermo una sorta di Accademia, in cui tutti i letterati del tempo, sia cristiani, sia musulmani, si riunivano per dare vita a quel centro linguistico, poetico che pose le basi della “Scuola Siciliana”. La caratteristica di questa nuova letteratura era quella di voler riunire in un solo idioma le peculiarità delle culture europea e araba. Nota è, infatti, la poesia degli arabi siciliani, di cui mi piace ricordare il nome di Al Butiri (infatti, nativo di Bufera), una forma di letteratura già presente nell’isola nel VII secolo. Federico promosse le attività culturali più varie, l’arte, la scienza, la diplomazia e l’amicizia tra i popoli (nota è la sua devota amicizia, ricambiata, nei riguardi di un sovrano islamico), tanto che fu appellato “Stupor Mundi”. Ma allora pèrchè questa prima lingua codificata (il siciliano) non fu scelta come lingua nazionale? I motivi sono sostanzialmente due, il primo è riconducibile a una cieca critica letteraria che afferma che la Poesia Siciliana segue sempre lo stesso tema: l’amore; ma il vero motivo è di natura politica, quando la Firenze del 1300 dettava legge, poiché città all’avanguardia. Ad ogni modo, rimangono i versi dei grandi Ciullo d’Alcamo, Iacopo da Lentini, Guido delle Colonne, ecc. a testimoniare che, ben prima del toscano, il siciliano era già una lingua riconosciuta in Europa, in Terra Santa e nel Nord Africa.