
..Chi sono io e di cosa sono fatto nella parte più intima e più vera di me stesso? Rispondersi da soli a questa domanda, attraverso un'analisi psicologica o filosofica, potrebbe far giungere a comprendere anche profondità grandi di noi stessi: chi siamo bisognosi per esempio; che siamo pieni di limiti; che dipendiamo dalla realtà.
Bhè una scoperta importante: e come si sta dopo averne preso atto? E' tutto qui? Una presa di coscienza leale?
Umanamente c'è quasi la tentazione di non approfondire questi particolari, anzi di scansarli, perchè non è sempre conveniente e semplice prendere atto di cosa sono davvero, della mia umanità nella sua interezza.
E allora viene spontaneo chiedersi da dove proviene la speranza che ti accompagna nella vita, quando vivi una delusione, quando avverti una sproporzione tra ciò che hai davanti e quello che desideri potentemente, quando chi ami non ti comprende e quando attedi un bene più grande di quello che hai già davanti. Quando vivi insomma la vita che -per dirla come Ungaretti- "sembra circondata da cose mortali e che mi dice che anche il cielo stellato finirà".
Non ci si può svelare con un'analisi ma con un incontro che svela te a te stesso, un incontro umano che spalanca te a te stesso. Un incontro che è un "indice puntato" verso qualcosa di più grande. Solo questo incontro può far emergere ciò che siamo nel più profondo di noi stessi e può farci pregustare tutta la pienezza che può raggiungere la vita.
Solo questo incontro, proprio perchè è la cosa più vera che possa capitarti nella vita diviene il tuo inizio, diviene il tuo punto di affezione e di gratitudine.
.LA MIA GRATITUDINE.
