Quando si dice “non sanno quello che fanno” non si serve un luogo comune, bensì una foto di gruppo. Un gruppo di persone irresponsabili (professori e studenti) impegnati a protestare nel modo più sgangherato e indegno, addirittura trascinando in manifestazioni chiassose i bambini delle elementari innocenti per definizione, quindi da rispettare e non da violare con cinismo.
E, tra un lancio di uova, qualche sputo alla polizia e una trenitna di contusi, le proteste sfociano in scioperi generali della scuola, organizzati da sindacati che confermano, nella circostanza, di essere fuori dalla realtà e di non averla (forse) mai compresa. I sindacati.. già...organismi che nascono al fine esclusivo di incattivire la gente, di strumentalizzarla per scopi meschini legati ad una squallida poltrona. Oragnismi che aizzano, inferociscono e mandano al macello agnelli sacrificali. Organismi che poi magicamente si dileguano proprio in un momento preciso....al 27 del mese, quando la triste realtà di una busta paga defraudata dice di una stupidità messa in atto e lascia quell'amaro in bocca di chi è stato tradito ed usato.
Della scuola non gliene frega niente a nessuno, e gli studenti che si sono fatti infinocchiare e stanno blloccando le lezioni per far cartelli colorati non l'hanno ancora capito. Sono burattini, e ne vanno fieri. Cosa non si farebbe, pur di bigiare le lezioni. Non l'ha capito nemmeno Veltroni, o forse fa finta di non capire: ma sta rischiando grosso. La piazza non è cosa sua, non la controlla, è cosa da sinistra estrema che, non avendo più voce in capitolo in parlamento, la voce prova ad alzarla nelle piazze. Rischia che qui fanno la festa pure a lui. Forse è il caso che il Pd si rimetta dalla sbornia dei milioni in piazza, (brutta figura quella dei due milioni al Circo Massimo...brutta, brutta figura se si pensa che il Circo Massimo ne contiene al massimo 250.000!!!) e rifletta sul futuro. Della scuola, del suo, dell'Italia intera.
E per favore, studenti e insegnanti (per quei pochi, molto pochi, che ancora oggi sono definibili come tali), posate i pennarelli, metteti giù i cartelloni, riponete i vosri fischietti e coriandoli e riprendete a fatica una buona e sana abitudine: tornate a fare la scuola. Sarà difficile, certe abitudini per diventare virtù vanno esercitate nel tempo con pazienza e perseveranza. E a voi queso fa storcere il naso, siete abituati a ben altri ritmi e a ben altre fatiche. Ma vi prego, sforzatevi, ritornate a scuola, ma a quella vera, quella dei banchi, non quella delle piazze, quella del vero sapere, quella della fatica, quella di libri...quella sana.
c.
